L'ARTE DELL'INCISIONE

L'incisione deve la sua origine e la sua fortuna alla possibilità di moltiplicare le immagini.

Indipendentemente dalle matrici e dai mezzi coi quali si arriva ad impressionarle, due sono in definitiva gli elementi della stampa incisa : la carta e l'inchiostro e cioè il bianco e il nero : entrambi ugualmente importanti, inscindibili, in funzione l'uno dell'altro. Il nero dà all'immagine il corpo, il bianco il respiro e la vibrazione vitale.

L'incisione non è un disegno riportato sul legno, sul metallo o sulla pietra ; è un'opera pensata per la materia destinata a realizzarla, alla cui indole, risorse e possibilità, deve adeguarsi ; premessa, questa, indispensabile per raggiungere lo stile. Perché è sulla matrice e non sulla carta che l'atto creativo dell'artista si compie, preparando quello conclusivo e rivelatore dell'impressione.

L'incisore non ha quindi, come il pittore o lo scultore, la visione e il controllo costante del suo lavoro che deve, inoltre, eseguire a rovescio, a distanza ravvicinata, in condizioni di visibilità fallaci e penose, fra continue incertezze e rischi. Una esperienza tecnica esauriente, pur subordinata al fatto creativo, è fondamentale quindi per prevedere l'effettiva portata di ogni singola fase dell'elaborazione. L'incisione, arte a sé, è capace di una forza espressiva che raggiunge quella della stessa pittura. Si dice originale quando creatore del soggetto e incisore sono la stessa persona ; e questa è la sola forma che veramente importi e di cui rimangono capolavori di insuperata potenza.

La storia

La tecnica incisoria, molto usata in età preistorica, sia sulla pietra (incisioni rupestri) sia sulla ceramica (incisione a crudo e a secco), e in età classica, nella ceramica greca a figure nere, nella decorazione dei metalli (specchi greci ed etruschi) e parietale (graffiti di Pompei ed Ercolano), trovò largo impiego, attraverso il tempo e fino ai giorni nostri, nella decorazione di oggetti d'arte e nell'architettura applicata ai materiali più disparati e spesso associata ad altre tecniche.

A fianco di queste generiche applicazioni decorative ha assunto un'importanza predominante, dal Rinascimento a oggi, l'applicazione dell'incisione alla preparazione di matrici per la stampa.

L'incisione in Europa dal XIV al XX secolo

Le matrici possono essere incise in rilievo (xilografia o incisione su legno, linoleumgrafia o incisione su linoleum) o in cavo (su lastra di metallo, rame, zinco, acciaio) secondo che ci si proponga di riprodurre l'immagine stendendo l'inchiostro sulle parti in rilievo, o facendolo penetrare nelle parti cave; l'incisione in cavo può essere eseguita direttamente, cioè a mano con diversi strumenti (bulino, puntasecca, maniera nera o mezzatinta), o indirettamente su lastre preparate e sottoposte a morsure di diversi acidi (acquaforte, acquatinta, vernice molle); esistono infine tecniche di incisione che si basano sull'elettrolisi e tecniche miste. Tutti i tipi di incisione hanno in comune il carattere "industriale" del procedimento tecnico che si basa sulla distinzione tra il momento creativo, cioè la preparazione della matrice, e quello esecutivo, cioè la stampa di esemplari uguali in serie ristrette; l'incisione costituisce dunque il primo valido tentativo di applicazione di un procedimento industriale alla rappresentazione artistica. La più antica tecnica di incisione è quella xilografica, forse derivata dalla stampa su tessuto: gli esemplari che risalgono al sec. XIV sono rarissimi, mentre fu largamente applicata all'illustrazione libraria tedesca e italiana, nel secolo successivo. L'incisione su metallo e in particolare su lastra di rame (calcografia) venne messa a punto contemporaneamente in Italia e in Germania intorno alla metà del sec. XV; se non può essere integralmente accolta la testimonianza di Vasari che ne indica l'inventore nel fiorentino Maso Finiguerra, certamente la tecnica calcografica fu originariamente elaborata nell'ambito degli incisori di metalli a bulino e niello. In essa già si cimentarono con risultati brillantissimi Pollaiolo (Combattimento di nudi) e Mantegna (Baccanali), sfruttando compiutamente tutte le possibilità di una tecnica prediletta dai grandi artisti fino ai nostri giorni per la sua estrema duttilità e insieme per il suo rigore.

Alle esperienze italiane si affiancarono quelle tedesche del Maestro E. S., di M. Schongauer, di U. Graf, ma soprattutto di Dürer, che della xilografia e dell'incisione su metallo indagò le intrinseche possibilità analitico-descrittive.

Durante il sec. XVI si diffuse in Europa l'incisione ad acquaforte: la grande varietà d'effetti che questa tecnica consente fu sperimentata soprattutto da Parmigianino e Barocci, quindi, nel sec. XVII, da Reni, Guercino, S. Della Bella per raggiungere l'apogeo nell'opera incisa di Rembrandt. Tra la fine del sec. XV e l'inizio del successivo venne definendosi, a opera di Marcantonio Raimondi, una delle funzioni essenziali dell'incisione fino al sec. XIX: la trascrizione dell'opera pittorica dei grandi maestri, che la molteplicità degli esemplari a stampa da matrici incise trasformò in un patrimonio iconografico aperto a tutti. Funzione di diffusione che l'incisione perse soltanto con l'avvento delle tecniche di riproduzione fotomeccanica, le quali a loro volta sono state la necessaria premessa per la rinascita dell'incisione originale nei sec. XIX e XX. Nella seconda metà del sec. XVI Bologna e l'Accademia carraccesca assunsero un ruolo essenziale nel perfezionamento delle tecniche d'incisione in Italia. In Francia, dopo incerti inizi, l'incisione ebbe il suo periodo di massimo splendore nei sec. XVII e XVIII, nell'opera del sommo acquafortista Jacques Callot e del ritrattista a bulino Gérard Audran.

In Italia nel sec. XVIII, accanto all'opera originale di un eccelso incisore come il Tiepolo (Capricci, Divertimenti, Fantasie), fiorì a Roma (Vasi) e a Venezia (Canaletto, Bellotto, Ricci) il genere della veduta incisa, mentre la veduta di fantasia raggiunse un vertice insuperato nelle incisioni di Piranesi (Carceri). In Inghilterra l'incisione originale ebbe i suoi massimi esponenti, nel sec. XVIII, in Hogarth, Rowlandson, Blake, mentre Bewick rinnovò la tecnica xilografica con l'invenzione del cosiddetto "legno di testa"; nella traduzione di opere della scuola settecentesca fu usata prevalentemente la maniera nera.

Acquaforte e acquatinta trovarono un grandissimo interprete, sul finire del sec. XVIII, in Goya. In seguito l'acquaforte divenne la tecnica di preparazione di matrici per la stampa prediletta dagli artisti del sec. XIX. Secolo durante il quale si assiste alla rinascita dell'incisione originale, intesa come mezzo di espressione artistica fine a se stessa: oggetto di collezionismo, il suo valore commerciale venne difeso da tirature limitate e numerate e dal provvedimento di biffare le matrici. In essa si sono cimentati quasi tutti i grandi pittori moderni e contemporanei, da Chagall, Dérain, Léger, a Nolde e Kokoschka, da Picasso, Miró e Dalí, a Carrà, Morandi, Campigli, Guttuso, rendendo praticamente impossibile scindere una storia dell'incisione dalla fisionomia dei diversi momenti culturali e dall'attività dei singoli artisti che a essa si sono dedicati.
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L'incisione italiana contemporanea

L'incisione italiana contemporanea vanta degli artisti di fama mondiale.

Storicamente l'arte dell'incisione originale in Italia assume caratteristiche e peculiarità nuove a partire dal periodo postbellico, in quanto nella prima metà del secolo non riuscì, fatte le dovute eccezioni (Umberto Boccioni, Alberto Martini, Lorenzo Viani, Gino Severini), a liberarsi degli imperativi riproduttivi dell'ottocento e ad adeguarsi ai nuovi criteri dell'avanguardia europea, se non per quegli aspetti che costituirono un fattore puramente di costume, come nel caso dell'incisione finalizzata illustrazione che subì gli influssi del Art Noveau.

A partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale l'arte dell'incisione originale in Italia diventa materia d'insegnamento nelle Accademie. Si formano così delle Scuole che fanno riferimento alla tecnica e al genio di quei Maestri a cui furono affidate queste cattedre..

La diffusione di questa cultura in senso neo rinascimentale portò alla differenziazione di scuole che si caratterizzarono in ambito regionale conservando una tradizione tramandata da Maestro ad allievo. Possiamo così citare varie scuole, in questo senso differenziatesi, come la Scuola Piemontese, facente capo all'Accademia Albertina di Torino che fa riferimento ai maestri Marcello Boglioni e Mario Calandri e si caratterizza per una attenzione rigorosa per la tradizione. Questa scuola ha formato i maestri contemporanei dell'Acquaforte pura Vincenzo Gatti e Daniele Gay e il più grande incisore contemporaneo a maniera nera che è Alberto Rocco . Così come la Scuola Veneta particolarmente intenta alla rappresentazione paesaggistica che ha avuto i suoi Maestri in Lino Bianchi Barriviera e Giovanni Barbisan o la scuola Bolognese che ha avuto nel grande Giorgio Morandi il precursore e il riferimento fondamentale e ha sviluppato una concezione più intellettuale dell'arte dell'incisione originale con atmosfere più , surreali e meditative : Paolo Manaresi e Gino Gandini ne sono oggi l'espressione più illustre.

Una significativa rilevanza storica hanno avuto la Scuola del Libro di Urbino e l'Istituto d'Arte di Firenze che hanno sviluppato le linee del loro insegnamento in direzione dell'approfondimento e della diffusione della tecnica dell'incisione originale sotto la direzione di maestri come Luigi Servolini e Leandro Castellani ad Urbino e Francesco Chiappelli a Firenze e che hanno permesso il formarsi di artisti come Arnoldo Ciarrocchi,Nunzio Gulino, Renato Bruscaglia, Walter Piacesi e Alberico Morena ad Urbino e Pietro Parigi, Renato Alessandrini,Mario Fallani, Enzo Faraoni a Firenze.

A Firenze oltre all'Istituto d'Arte è importante ricordare il ruolo svolto dall'Accademia che fin dall'inizio del secolo, dopo l'impulso iniziale dato dal famoso incisore ottocentesco Giovanni Fattori e sotto la guida di Celestino Celestini ha promosso la formazione di grandi maestri nel cui novero oggi possiamo citare artisti del calibro di Vairo Mongatti e Gianni Cacciarini i quali negli ultimi anni hanno formato con Gabriele Orselli e Maurizio Mariani un gruppo chiamato Academia Nova fautore del ritorno alla purezza del segno classico.

Tra le Accademie italiane che ci hanno dato stimati incisori contemporanei sono da citare ancora l'Accademia di Brera di Milano (Scuola Lombarda) dove ha studiato il nostro Paolo Petrò e quella di Genova (Scuola Ligure) dove insegna Mario Chianese, presente, oltre che sul nostro catalogo, nei più famosi cataloghi internazionali.

L'Italia oggi si conferma come una delle nazioni in cui maggiormente si è arricchita e diffusa l'arte dell'incisione originale. I Maestri italiani contemporanei figurano nei più importanti cataloghi mondiali accanto ai grandi incisori del passato, in una posizione del tutto autonoma rispetto all'arte pittorica e per nulla al disotto di essa.

(tratto da "tecniche dell'incisione" INClub Firenze)